Quartiere
Confini
Si trova nell’area centro-nord della città.
Il quartiere è limitato ad ovest dalla via Salaria, a sud da viale Regina Margherita, ad est da via Nomentana ed a nord dall’Aniene. Confinano con il quartiere Trieste il quartiere Salario, al di là di viale Regina Margherita, il quartiere Pinciano, al di là di via Salaria tra viale Regina Margherita e via Panama, il quartiere Parioli, al di là di villa Ada, il nuovo quartiere dei Prati Fiscali e Monte Sacro, al di là dell’Aniene, e il quartiere Nomentano, al di là di via Nomentana.
Urbanizzazione e nascita del quartiere
In seguito all’unità d’Italia la zona di monte Antenne viene fortificata con ampi bastioni, fossati, e con un’imponente polveriera: la sua posizione era infatti ottimale per difendere il lato settentrionale della città. Alle sue pendici nel 1906 trova sede il Tennis Club Parioli, ancora oggi in attività e celebre per aver formato numerosi campioni.
La prima urbanizzazione del territorio avvenne con il piano urbanistico del 1909 dell’architetto Edmondo Sanjust di Teulada, ma il quartiere nacque ufficialmente – con il nome di Savoia dalla vicina residenza reale (oggi Villa Ada) – il 28 febbraio 1926 [2]; l’evento viene ricordato da una targa commemorativa oggi in piazza Verbano.
Nei primi trent’anni del secolo la zona mantenne la destinazione a edilizia residenziale di qualità, se non di lusso: è il periodo dei “villini” e delQuartiere Coppedè.
Negli anni trenta comincia invece l’urbanizzazione intensiva: grandi condomini non privi di pretese vennero costruiti sulle aree di ville lottizzate per questo scopo, come Villa Lancellotti e Villa Chigi (della quale resta oggi un parco pubblico ed una residenza privata): abitazioni destinate agli impiegati statali o edificazioni concesse a cooperative (ad esempio quella dei ferrovieri costituì l’area vicina a piazza Crati). Fra il 1924 ed il 1930 viene costruito il Parco Nemorense (o Parco Virgiliano), ideato come polmone verde per un quartiere ornai intensivo da Raffaele de Vico, e inaugurato nel 1936 in occasione del bimillenario virgiliano.
In seguito alla nascita della Repubblica, nel 1946 il quartiere prese il nome Trieste[3] dall’omonimo corso che ne costituisce la via principale.
Negli anni settanta la zona fu protagonista di una nuova speculazione edilizia, che fece sparire Tor Fiorenza, una fattoria fortificata del Seicento nella quale venivano portati i bambini anemici per dissetarsi col latte.
Episodi di cronaca del secolo scorso
-
Durante la seconda guerra mondiale un episodio curioso coinvolse il quartiere: si diceva che nelle notti di luna piena, nella zona di piazza Vescovio, un lupo mannaro terrorizzasse gli abitanti con urla spaventose provenienti da alcuni giardini: si trattava in realtà di un malato mentale, poi individuato e ricoverato in manicomio. Nel giugno del 1944 inoltre si diffuse ad opera dei repubblichini la voce, in realtà infondata, che le truppe tedesche in fuga avevano minato l’intero quartiere: centinaia di persone fuggirono in massa fino a raggiungere villa Borghese, dove molti passarono la notte all’addiaccio nonostante le smentite ufficiali e gli appelli alla radio.
-
Durante gli anni del dopoguerra e del boom economico, il quartiere diventa celebre per il Piper, celebre locale protagonista della vita mondana, inaugurato il 17 febbraio 1965 e legato a moltissimi personaggi dell’epoca: vi esordì Patty Pravo, e vi si esibirono i Pink Floyd e iBeatles che dopo il concerto si buttarono vestiti nella Fontana delle Rane di piazza Mincio.
-
Il quartiere è ancora al centro delle cronache durante gli anni di piombo, a causa dei numerosi omicidi politici che lo vede partecipe; fra i vari, quello del magistrato Vittorio Occorsio, assassinato nel 1976, oppure quattro anni dopo quello del poliziotto Francesco Evangelista davanti al liceo Giulio Cesare. In quegli stessi anni negli scontri tra opposte fazioni politiche, perdono la vita anche due giovani militanti di destra dell’allora Fronte della gioventù, Francesco Cecchin, appena diciassettenne, che muore il 16 giugno del 1979 a seguito di un’aggressione nei pressi di piazza Vescovio, e Paolo Di Nella, deceduto il 9 febbraio del 1983, dopo essere caduto in coma irreversibile anche lui a seguito di un’aggressione, nei pressi di piazza Gondar.
-
Nella mattina del 2 giugno 1981 sul tratto di strada della via Nomentana di fronte al San Leone Magno, moriva in un incidente stradale il cantante Rino Gaetano.
-
Sempre negli anni ottanta la scrittrice Ornella Angeloni ambientò nel quartiere il suo giallo “Caffè Ciamei“, racconto di una lunga catena di delitti che si snoda in quarant’anni.
Immagini
Immagini dei tanti angoli speciali del nostro quartiere si possono ammirare nella raccolta di Luca Asterri.
Commenti»
nessun commento ancora - vuoi essere il primo?